PERCHÉ IL TERRAPIATTISMO
In questo breve articolo tentereamo di analizzare la causa della nascita di movimenti culturali che riteniamo medievali. Il Terrapiattismo nasce inizialmente come “risposta semplice”, per non dire ancestrale, al problema di modellizzare la dinamica astronomica osservabile e idearne una possibile struttura cosmologica. Il complottismo, per quanto riportato dalla Treccani, è un movimento i cui componenti ritengono che dietro molti accadimenti si nascondano cospirazioni, trame e complotti occulti. Il Terrapiattismo non è una semplice corrente complottista poiché le sue tesi contrastano in forma altamente aggressiva un background di verità scientifiche conquistate dall’uomo in secoli di storia.
SEMPLICITÀ
Rispondere a problemi complessi in modo semplice non costituisce una questione puramente attuale. Ne è un esempio il Timeo in cui Platone, congetturando sull’origine del Demiurgo, trova nei quattro elementi (acqua, aria, terra e fuoco) la chiave di volta circa la morfogenesi dell’Universo. Il trattato è una composizione di immaginazione e creatività che offre una visione poetica e armoniosa dei più misteriosi segreti della Natura. Contemporaneamente al filosofo greco, Democrito e Leucippo ipotizzarono l’esistenza delle molecole e degli atomi per confutare le idee di Zenone di Elea circa i paradossi derivanti dall’indivisibilità infinita del tempo e dello spazio. La loro teoria atomica si rivelò, successivamente nel tardo settecento, quella realmente osservabile e tutt’oggi l’unica sperimentalmente verificabile, fulcro delle attuali scienze.
La teoria platonica però, oltre la straordinaria bellezza artistica, ha il pregio di essere comprensibile ed accessibile a tutti poiché non presuppone alcuna conoscenza preliminare al contrario della teoria democrita, sviluppata poi scientificamente. Questi due approcci, nonostante le sostanziali differenze, condividono lo stesso fine ossia spiegare un determinato fenomeno, cioè, in parole semplici, ricavare quali fattori ne siano la causa. Il processo induttivo creato da Galilei nel ‘600 è lento, necessita di osservazioni precise, congetture, verifiche sperimentali al termine delle quali solo il confronto reale coi processi naturali può provvisoriamente confermare la legge intuita. Platone non verifica ma immagina eppure entrambe riescono nell’intento iniziale, in maniera più o meno efficiente. Ma cos’è che determina il livello di efficienza di un metodo? Certamente la possibilità di verifica di un’idea è essenziale ma immergendoci nell’era eleatica entrambe le teorie sarebbero sperimentalmente equivalenti poiché non esisterebbe alcuno strumento (ottico, elettronico o meccanico) in grado di indagare a fondo sulla questione quanto i mezzi moderni; un indicatore essenziale, ma non sufficiente, è la mole di sotto-fenomeni che la teoria è in grado di spiegare, e l’unico modo per capire se tale dato è quantitativamente consistente è immergersi a fondo nelle questioni tecniche, ossia studiare. Tale fu il motivo per cui la teoria dei quattro elementi fu accantonata una volta che gli illuministi e gli alchimisti iniziarono ad esplorare il mondo della Chimica e della Fisica. Teniamo a mente tale dato e ragioniamo un momento sulla questione seguente: immaginiamo di tracciare il cammino delle teorie passanti per i vari traguardi che esse sono in grado di raggiungere (vedi figura)
Nel Timeo, Platone arriva tramite intricati sillogismi a spiegare alcuni processi biologici e fisici tramite la sua teoria, il che sappiamo esserne in grado anche la teoria di Democrito. Quest’ultimo non aveva in mente cosa fosse un’ossidoriduzione ma gli studi successivi sulla materia trovarono le sue idee sufficienti a spiegarla, cosa che non potrebbe altresì fare la filosofia Platonica. Ancor più se il caso in questione fosse la radiazione del corpo nero di Plank. Come vediamo in figura, esiste dunque una soglia oltre la quale i quattro elementi non sono più in grado di avanzare, al contrario di quanto accade col tratto rosso. Naturalmente, maggiori sono i traguardi raggiunti maggiore è l’attendibilità di una teoria e più ci si addentra nei vari punti maggiore è la quantità di materiale che uno studente alle prime armi deve studiare. Se ci fermassimo, sempre in riferimento alla figura precedente, allo step FENOMENI FISICI, ossia se ci trovassimo in un contesto storico/culturale in cui gli studiosi non avessero ancora esibito un esempio per il quale solo una delle due si rivelerebbe efficace nel risolverlo, allora entrambe le teorie sarebbero equamente accettate e, probabilmente, quella di Platone sarebbe maggiormente considerata visti i precedenti pregi artistici. Tale stato di equivalenza è in realtà sito anche nella mente di chi ancora non è in grado di comprendere l’importanza, o addirittura ne ignora l’esistenza, delle questioni successive (cosa assai diffusa fra i terrapiattisti che, non a caso, non sono persone di scienza).
VELOCITÀ
Quelli di oggi sono giorni di esponenziale evoluzione tecnologica. Le velocità di inter-connessione sono in costante aumento, il ché non concede alla mente il tempo di ambientarsi alle brevi soste di attesa ma inculca in essa la necessità apparente di un repentino aumento delle prestazioni cognitive. Il risultato di tale andamento si ripercuote, diminuendola, sul livello di sopportazione e pazienza degli individui. Il mi sento fortunato di Google (funzione che rimanda direttamente al primo risultato elencato di una ricerca bypassando il filtro personale) ne è un esempio: le contrazioni dei tempi inducono a ricerche rapide ed esaustive, comprensibili e concise senza sbavature fuori tema. Non a caso, precedentemente, ho utilizzato l’aggettivo lento circa il metodo Galileiano. Le esposizioni plug and play sono sottoposte ad una severa manipolazione esemplificatrice, il ché spesso ne deforma completamente la struttura e ne decontestualizza il succo, e ad una pressa cronometrica che rende l’articolo adatto alle transitorie necessità del lettore. Semplicità e brevità scandiscono di pari passo le tempistiche moderne. Il Terrapiattismo, come il Timeo, è una teoria molto semplice, narrativa, in grado di spiegare alcuni fenomeni osservabili e che non richiede grandi sforzi cronologici. La Scienza, tutt’altro, esige tempi lunghi, costellate da notte insonni, esperimenti lenti e minuziosi, grandi periodi di tirocinio e anni di formazione.
DISTINZIONI
A questo punto occorre stabilire cosa sia la Scienza poiché è evidente che dallo step FENOMENI FISICI in poi il tratto rosso ne abbia ereditato il titolo mentre il tratto blu sia stata scartata a teoria accantonata. Riporto la definizione della Treccani:
Scienza: Insieme delle discipline fondate essenzialmente sull’osservazione, l’esperienza, il calcolo, o che hanno per oggetto la natura e gli esseri viventi, e che si avvalgono di linguaggi formalizzati
La Scienza è costituita da teorie, strutture edificate per descrivere i fenomeni naturali e per riuscire ad identificarne le cause. Quando una teoria si rivela inefficace si apportano modifiche o se ne costruisce un’altra, basata sullo stesso modus operandi. La struttura atomica della materia è una teoria, così come la relatività di Einstein o la meccanica quantistica. La Scienza è dunque identificabile dal metodo (detto Galileiano) che coniuga nel migliore dei modi la teoria all’empirica. La teoria di Platone non è una teoria scientifica poiché eretta su basi esclusivamente teoriche e largamente confutate o non verificabili (non accettiamo la teoria secondo la quale il cielo è blu perché un pittore lo dipinge in quanto nessuno ha mai osservato qualcuno dipingerlo). Un esempio lampante è la teoria di Einstein, la quale divenne a tutti gli effetti una teoria scientificamente affermata quando nel 1919 fu empiricamente provata nonostante fosse stata pubblicata tre anni prima. La Scienza, dunque, cerca costantemente di confutare le teorie che la costituiscono per avere la certezza che i modelli seguiti siano congruenti alle meccaniche naturali e per identificarne gli eventuali limiti (es. le Equazioni di Maxwell costituirono il limite per la Fisica Classica), il che ne evidenzia un aspetto dinamico celato dall’apparente staticità storica. Il processo di auto-confutazione, oltre ad essere del tutto singolare, è il modo che ha la Scienza per ricordarsi di essere umana, errare humanum, e rappresenta il motore che spinge gli scienziati a scavare nelle profondità della Natura. Lo stesso fenomeno, invece, non si registra all’interno dei complottismi e delle credenze di massa: il Terrapiattismo non indaga circa la sua consistenza e coerenza in relazione ai fenomeni osservati, non si interroga circa la logicità dei suoi esperimenti e non accetta obiezioni mosse da terzi.
Un terrapiattista, però, si domanda: perché mai, avendo appena ora evidenziato la natura umana e dunque fragile della Scienza, il metodo galileiano rappresenta la strada giusta? Secondo quale criterio la Scienza appartiene all’intoccabile mentre la Filosofia al discutibile? Questa domanda sfiora le questioni ontologiche ma una risposta laterale, e a mio avviso esaustiva, è data dalla Matematica, in particolare dalla Logica. La Teoria della Divisione Emisferica del Cervello è tanto risaputa quanto imbevuta nel mito, ma in parte fondata sul fatto che caratteristiche di tipo analitico o artistico sono scritte nel codice genetico degli esseri viventi, tanto negli umani quanto negli animali. Lungo tutta la linea storica dell’uomo abbiamo avuto continue testimonianze su quanto fosse misterioso il legame tra Natura e Matematica e quanto quest’ultima abbia da sempre costituito l’unico strumento con cui poter descrivere i fenomeni osservati e le idee formalizzate. Nel Saggiatore, Galileo scrive:
La filosofia [della natura] è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto dinanzi a gli occhi (io dico l’universo), ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua, e conoscere i caratteri ne’ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto
Non conosciamo dunque il motivo per cui sia proprio la Matematica lo strumento di cui disponiamo per capire la Natura e non è compito nostro indagare su tale faccenda ma su questo faremo leva per capire cosa intendiamo per giusto nella scelta tra Scienza e Filosofia quando parliamo e analizziamo i fenomeni osservabili. La Matematica si occupa di schemi assiomatici (vedi K. Deith, Dove va la Matematica): come in un gioco, una volta impostate le regole la Matematica studia tutte le possibili mosse, i possibili scenari, le strategie. Cambiando le regole si genera un nuovo gioco e dunque un nuovo schema da studiare. Ma il verbo studiare, in Matematica, ha sostanzialmente un’unica interpretazione: dedurre. La deduzione è il cardine della Logica e ciò che la rende realmente fondamentale è ciò che la giustifica, ossia una dimostrazione. Una deduzione dimostrata in modo da non poter più sollevare il minimo dubbio a riguardo è detta teorema. Colloquialmente parlando, la Matematica è l’irritabile bambino che ad ogni affermazione chiede costantemente perché? finché la verità non gli appare chiara e semplice. L’insieme concatenato delle risposte è la dimostrazione. Quindi notiamo che Scienza e Matematica (e dunque la Logica) condividono lo stesso spirito auto-critico (il continuo interrogarsi sulla validità delle proprie affermazioni) solo che mentre nella seconda si arriverà ad un fermo logico in cui la dimostrazione termina e il teorema assume la sua essenza di assolutezza, nella Scienza tale processo è pressoché interminabile poiché gli schemi sono approssimazioni (molto precise) dovute all’immensa vastità delle variabili in gioco. Anche in Filosofia si procede per deduzione ma l’inferenza utilizzata (la regola che da un’ipotesi è in grado di estrapolare una tesi) è debole e spesso non univoca. Questo meccanismo insito nell’uomo, rappresentato dalla sua Logica, indotto nella Matematica e riprodotto sull’osservabile tramite la Scienza potrebbe, a mio avviso, rispondere alla domanda su quale sia la strada giusta per quel che riguarda la deduzione circa i fenomeni naturali. Vorrei precisare che i terrapiattisti non fanno Filosofia ma che la loro teoria è completamente priva di metacognizione.
FEDE
Ciò di cui abbiamo fin ora parlato potrebbe risultare marginale rispetto la questione posta inizialmente, ossia perché nel ventunesimo secolo esiste il Terrapiattismo, ma quel che si evince dalla disquisizione si biforca in due rami indipendenti e connessi: senso critico e fede. Del senso critico abbiamo approfondito una parte fondamentale, quella dell’auto-confutazione, mentre abbiamo solo accarezzato la parte sulla fiducia. Fiducia in chi o in cosa? Il Terrapiattismo è caratterizzato dalla totale mancanza di fiducia nei confronti della Scienza, e conseguentemente verso gli scienziati. È chiaro che il profondo sconforto istituzionale, mosso da speculazioni politiche nonché dalle continue missive di natura fraudolenta da parte della pubblica amministrazione, abbia messo a dura prova la fede delle persone, prova che in molti casi ha letteralmente deframmentato le fondamenta dottrinali degli individui. In una società dove la maggioranza delle notizie in circolazione si concentra sull’abusivismo pubblico è prevedibile che, con una certa facilità, possano nascere movimenti sovversivi anche sul piano culturale e il Terrapiattismo ne è una emblematica rappresentazione (non a caso questi sono gli anni del boom complottistico). Nelle scuole molto raramente negli alunni si stimola la capacità di valutazione anche nei confronti del docente, piuttosto li si istruiscono a realtà già costruite e stampate sui libri. In tal modo si induce nell’alunno un senso forzato di fiducia verso la cultura esistente, come succede ai bambini di famiglia cattolica quando da piccoli li si obbliga a frequentare le catechesi pomeridiane. Ma laddove questo accadesse immagino una conversazione in stile Platone
– e se fosse lo Stato a boicottare il mio senso critico affinché esso stesso possa in primis approfittarne?
– però se tali opere dannose fossero commissionate dallo Stato allora quest’ultimo censurerebbe ogni canale di informazione cosicché questa conversazione non potrebbe aver luogo
– ma è risaputo che una verità detta per scherzo passa per bugia. Allo Stato non interessa che tali si propaghino in lungo e in largo visto che preventivamente si è assicurato un popolo inerme

L’innumerevole mole di mezzi per la conoscenza, oggi a totale e gratuita disposizione degli utenti, aiuta questi ultimi a prendere atto circa la sterminata produzione culturale dell’uomo ma l’immensa sfiducia originatasi impunemente genera disorientamento, sconforto, impotenza, senso di ignoranza. L’attività seguente dovrebbe, nel migliore dei casi, essere lo studio, l’informazione e la ricerca ma in una mente eversiva l’anticonformismo non reputa più attendibile il materiale disponibile, poiché deviato dalle pratiche di boicottaggio di massa da parte del Paese e ciò lo spinge alla riflessione autonoma e alla produzione di materiale rivoluzionario (ricordiamo il De Revolutionibus Orbium Coelestium di Copernico). Quando, però, tale materiale è prodotto da amatori poco inclini al metodo ecco che le teorie formulate risultano platoniche (per usare un eufemismo), limitate all’evidenza dei fatti e avverse alla spiegazione dei sotto-fenomeni.
Nel momento in cui non è più possibile lasciare scoperte tali ferite, all’interno della Teoria insorgono sotto-teorie adattate alle singole necessità e magari completamente sconnesse dal tema centrale. Prendiamo per esempio la Legge di Gravitazione Universale di Newton: essa da sé è in grado di fornire spiegazioni sul perché la terra sia approssimativamente sferica, perché avvengono determinati fenomeni atmosferici, perché i corpi celesti si muovano secondo una specifica traiettoria e addirittura secondo quale criterio si stila il calendario. La Teoria della Terra Piatta non risponde a queste domande e quando ci prova utilizza altre teorie: il fatto che la terra sia piatta non giustifica, secondo le tesi sostenute, l’assenza di gravità né tantomeno l’assenza di gravità giustifica la piattitudine del nostro pianeta, il ché ne evidenzia la mutua indipendenza e il fatto che esse collaborino inspiegabilmente per costruire il Terrapiattismo. Quindi, mentre nel primo caso abbiamo un’idea centrale, osservata e misurata, in grado di decifrare da sola la stragrande maggioranza dei meccanismi macrofisici, il Terrapiattismo risulta un potpourri calderonico di postulati indipendenti che aleatoriamente cooperano alla spiegazione dei fenomeni dell’Universo (il ché non la rende di fatto una Teoria nel senso classico del termine).
Possiamo ricondurre la causa di tale tendenza all’azione di introiettare in sé il verso della fiducia (che generalmente punta all’esterno), la quale, oltre che essere insidioso per i motivi appena descritti, può rivelarsi dannoso anche per la persona che opera tale iniziativa. Nel suo Il Trionfo della Stupidità del 1935, Bertrand Russell scriveva
The fundamental cause of the trouble is that in the modern world
the stupid are cocksure while the intelligent are full of doubt[1]
Tale è l’espressione letteraria di un effetto psicologico molto diffuso e noto come Dunning-Kruger effect secondo cui individui poco esperti in un campo tendono a sopravvalutare le proprie abilità autovalutandosi, a torto, esperti in quel campo[2]. Illuminante può risultare la curva di Dunning-Kruger[3] :

nella figura qui proposta è stato posto sull’asse orizzontale l’esperienza intellettuale su un determinato argomento e sull’asse verticale il livello di confidenza percepita sullo stesso. Secondo gli studi, un andamento riscontrato molto frequentemente è quello descritto dalla curva rossa, ossia i soggetti che si affacciano ad un argomento nuovo (motivo per cui la loro esperienza è considerata bassa) tendono dopo poco ad avvertire un’immotivata sicurezza circa la familiarità con le tematiche studiate. Man mano che la dimestichezza aumenta la curva tende ad allontanarsi dal picco iniziale per poi riacquisire valori alti solo quando si è a tutti gli effetti definibili esperti della materia. Tale improvvisa vetta iniziale è per molti causa di abbandono vanaglorioso dello studio poiché la sensazione captata è simile a quella avvertita da un vero esperto, motivo che spinge i più sensibili a
ritenere superflua, o già assimilata, ogni altra informazione aggiuntiva. Non a caso, parafrasando Platone nell’Apologia di Socrate al capitolo VI, sapiente è colui che sa di non sapere.
DEFICIT
La questione successiva che immediatamente si solleva è: cosa impedisce, ai soggetti suscettibili, di capire che gli studi affrontati non sono sufficienti per dichiararsi esperti? Dalle mie riflessioni sono spuntate due risposte in apparente contraddizione: l’esistenza di verità indimostrabili e il retaggio socio/culturale scolastico. Nel 1999, i fratelli (ora sorelle) Wachowski scrissero e diressero un film diventato cult: Matrix. Esso descrive una realtà distopica in cui un’intelligenza artificiale ha prevalso sull’essere umano riducendolo a fonte energetica per il proprio sostentamento. Per evitare ogni possibile atto sovversivo, le macchine hanno costruito una realtà virtuale in cui gli uomini, immersi inconsapevolmente, vivono l’illusione di una vita normale alla quale noi tutti siamo abituati. Molti terrapiattisti si aggrappano al fatto che tale condizione non sia semplicemente frutto della fantasia dei registi americani ma la descrizione fedele del mondo in cui viviamo. Purtroppo, su questo punto, sembra decadere ogni tipo di confutazione logica o sperimentale (checché ne dica Cartesio secondo cui cogito ergo sum[4]), ma erroneamente si confonde la causa con l’effetto: anche se vivessimo addormentati su un pianeta piatto, l’evidenza delle prove scientifiche mostra che il mondo virtuale da noi percepito è sferico e ciò non entra in contraddizione con le ipotesi futuristiche, dunque preoccuparsi di ciò con cui mai potremmo venire in contatto, a meno che un magnanimo Morpheus non si materializzi all’improvviso, è del tutto superfluo (applicazione classica del rasoio di Ockham). Altre fantasticherie vengono man mano aggiunte, in linea con l’impalcatura argomentativa precedentemente esposta, ma direi che a questo punto è del tutto ininfluente discuterne, anche perché dubito che tale obiezione venga accolta di buon grado. Del retaggio culturale, invece, c’è di ché disquisire. Ciò che realmente porta a capire quale sia il limite quantitativo circa il bagaglio culturale oltre il quale è lecito considerarsi esperti è la capacità individuale di riconoscere quale sia stata la qualità dello studio compiuto. Tale caratteristica è frutto dell’esperienza di apprendimento accumulata e siffatta esperienza è a sua volta considerevolmente influenzata dalle modalità con le quali si è stati istruiti ad apprendere. Una mente deviata dai complottismi troverebbe qui terreno fertile per i suoi balocchi poiché di certo affermerebbe che tale istruzione è boicottata dai poteri forti di cui, quasi sempre, non si conosce nulla nel concreto (generalmente viene fuori il nome Soros). La scuola, il contesto familiare e il panorama socio/culturale, dunque, sono fondamentali e partecipano attivamente alla formazione e maturazione della sfera cognitiva dei suoi pupilli. Ognuna di esse rappresenta un’istituzione nel contesto dell’apprendimento ed una singola carenza può dar luogo ad irregolarità nello sviluppo pedagogico. La scuola, più degli altri, fornisce (o meglio, dovrebbe) ai suoi alunni gli strumenti essenziali per l’attività di ricerca, tra i quali, appunto, una solida esperienza ed un saldo bagaglio di abilità volte allo studio teorico ed empirico. Avere carenze su questo piano implica non possedere i mezzi adatti a riconoscere la qualità del proprio lavoro, quindi non poter gestire con criticità il proprio senso di autovalutazione il quale può dar luogo, in contesti di gratificazione, ad una falsificazione circa la percezione del livello delle proprie capacità professionali e, dunque, all’effetto Dunning-Kruger precedentemente descritto. Il problema è qui ora chiaro: il deficit del metodo di apprendimento determina inconsapevolezza circa il deficit stesso, in parole semplici chi ne è affetto non lo sa.
CONTROTENDENZA
Essere Terrapiattisti non è cosa facile, vista l’alta opposizione riscontrata. Ma quanto è semplice non esserlo? Un Terrasferista è generalmente una persona immersa nel ruolo del gregario combattente, ossia intenta nella difesa di una determinata posizione pur tuttavia non avendone la minima capacità argomentativa. A meno di possedere una forte inclinazione fisico/matematica, non si ha la capacità di dimostrare esplicitamente la sfericità del nostro pianeta. Nonostante le prime dimostrazioni teoriche risalgono ad Eratostene di Cirene (200 a.C. circa), solo nel 1855, ad opera di Jean Bérnard Foucault, abbiamo avuto le prime testimonianze empiriche circa la rotazione del globo su sé stesso (questo per sottolineare l’enorme difficoltà di tale impresa). Biasimare impunemente le posizioni terrapiattiste è sintomo dello stesso male che affligge quest’ultime, poiché significherebbe rimettere completamente il proprio giudizio nelle mani degli scienziati, nonostante la custodia di critica non sia loro dovere. Chi difende la terra sferica per il solo modo di riflettere ciò che gli è stato insegnato ha soltanto avuto la fortuna di simpatizzare per la squadra giusta! Non esiste una ricetta di convincimento né questo dovrebbe giustificare azioni invettive contro chi sostiene posizioni controtendenza. Probabilmente sembra un’argomentazione moralista ma il focus è sul limite comune di due sfere apparentemente lontane che spinge a comportamenti affini ma opposti.
EPILOGO
Il Terrapiattismo è un evidente sintomo del fallimento dell’istituzione scolastica, la quale si è progressivamente ridotta ad impiantista di cultura nozionistica, causa del crescente aumento del tasso di analfabetismo funzionale e confusione collettiva sui temi attuali e sulle reali esigenze della comunità. Non sappiamo come porvi rimedio, ma sappiamo come arrestare l’ondata di incompetenza a cui abbiamo permesso di diffondersi in modo incontrollato.
Naum Salis
[1] La causa principale dei problemi [odierni] è che nel mondo moderno gli stupidi sono sicuri di sé stessi mentre le persone intelligenti sono piene di dubbi
[2] fonte Wikipedia.it
[3] fonte https://catalogofbias.org
[4] vedi Discorso sul Metodo